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Fiori di Bach: Chicory


Descrizione originale di Bach: Per quelli che sono molto attenti ai bisogni degli altri: tendono a prendersi eccessivamente cura dei bambini, dei familiari, degli amici, trovando sempre qualcosa da rimettere a posto. Correggono continuamente ciò che considerano sbagliato e sono contenti di farlo. Desiderano intensamente avere sempre vicini quelli per cui si preoccupano.

Parola chiave: Possessività, autocommiserazione, esigenza di attenzione, carenza affettiva, sensazione di essere poco ricompensati, congestione affettiva, egoismo, eccessiva concentrazione su di sè, volontà di dominio, paura del rifiuto e della solitudine, drammaticità, istrionismo, ansia.

Livello tipologico Chicory (CHI) è un modello fondato su un sentimento di profonda carenza affettiva. Può darsi che nella sua biografia vi siano dati oggettivi di un’infanzia carente di amore e dedizione da parte dei genitori o è possibile trovare come precedenti dei genitori tirannici o iperprotettivi (di solito la madre). Molte donne con caratteristiche CHI hanno dovuto fare da madri ai fratelli minori, a causa di un padre assente, una madre troppo logorata dal lavoro o da qualche malattia cronica. Tuttavia, nessuna di queste caratteristiche porta necessariamente a una tipologia CHI, perché a volte si tratta semplicemente di un modello socioculturale molto diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle famiglie latine ed ebraiche. Come fiore di personalità, la parte costituzionale di questa tipologia potrebbe essere riconoscibile già nel periodo neonatale, nel caso di bebè che reclamano continuamente l’attenzione dei genitori, non volendo rimanere soli o dipendendo eccessivamente dall’adulto nei loro giochi. Questa grande richiesta di attenzione si concretizza in capricci e scenate che cercano di controllare la dinamica familiare. Tuttavia, è evidente che a parte l’esistenza di un CHI costituzionale, tutte le altre caratteristiche sono sicuramente una risposta a una serie di condizionamenti emozionali, culturali ed educativi, come abbiamo spiegato in precedenza. In ogni caso, l’importante è la percezione che si ha nell’infanzia, e qui i CHI, invariabilmente, sostengono di non aver ricevuto l’amore di cui avevano bisogno, sia quando ciò è oggettivo sia quando si tratta di una percezione psicologica e, pertanto, soggettiva. Queste carenze determinano in CHI una grande paura della solitudine affettiva, della perdita di possessi affettivi e influenze, dell’abbandono, del rifiuto o della sostituzione. Tutto ciò genera grande insicurezza e ansia. Come risposta al suo conflitto, soprattutto alla paura citata, CHI sviluppa una serie di meccanismi che lo caratterizzano e lo definiscono, destinati a ottenere, in modo forzato e obbligatorio, l’amore, l’attenzione e la dedizione degli affetti che lo circondano: partner, figli, genitori, amici. Per ottenere quello a cui tanto anela, tutti i mezzi sono moralmente leciti. Dobbiamo però sottolineare che questi sistemi, per lo più difensivi, sono così massicciamente integrati nella nostra cultura che possono passare quasi per normali. Sono i seguenti:

a) Autocommiserazione: ha come scopo ottenere la solidarietà, la simpatia e le attenzioni speciali della gente. Di solito si mostra davanti a presunti comportamenti sconsiderati degli altri o nel caso di sintomi o malattie. b) Colpevolizzazione degli altri: meccanismo molto legato al precedente, con il quale abitualmente si manifesta. Ha come scopo modulare e controllare le azioni degli altri, con la finalità di garantirsi quello che, secondo lui, gli devono obbligatoriamente. Chi si sente in colpa automaticamente cerca di riscattarsi e tende ad assumersi eccessive responsabilità con il CHI di turno. c) Ricatto affettivo: “Ti amo a patto che…”. L’amore e la dedizione che offre CHI sono sempre condizionati, perché subordinati ad ottenere dei benefici di solito esagerati. In ogni caso, la sua sensazione è sempre quella di dare molto e ricevere molto poco in cambio. Per non perdere, CHI struttura sistemi premio/castigo, dividendo spesso il suo entourage affettivo in leali e traditori. Si può passare dalla prima alla seconda categoria con molta facilità. d) Manipolazione: CHI cerca di manipolare, usando spesso una modalità indiretta. E’ fondamentalmente intrigante e ficcanaso. Il grado di sottigliezza nella manipolazione dipende molto dal suo livello culturale e intellettuale nonché dal grado di disperazione. La malattia è il metodo più utile per mantenere gli altri alle sue dipendenze. Esagera i suoi sintomi e può anche arrivare a inventarli. In ogni caso, è solito presentarli come la conseguenza diretta dei suoi sforzi e sacrifici o sfacciatamente come colpa delle persone a lui care. e) Richiesta di attenzione: dipende dal suo livello di istrionismo. I suoi comportamenti drammatici e teatrali, sono dovuti al fatto che CHI ha bisogno di protagonismo o quanto meno di essere necessario per ogni tipo di attività che si svolge intorno a lui. Tutto deve essere fatto tenendolo in considerazione, con la sua supervisione e approvazione. Spesso questa richiesta di attenzione si manifesta in concomitanza con uno o più dei meccanismi precedenti.

Nelle relazioni di coppia, amicizie, con i familiari, CHI è esigente, possessivo, vigilante e iperprotettivo. CHI è molto emozionale ed esplosivo. Per questo, quando è deluso o contrariato, spesso reagisce con crudeltà, rancore e vendetta, e non è strano che possano verificarsi anche reazioni colleriche. E’ molto incline al risentimento, data la sua vulnerabilità e suscettibilità. La sua ansia spesso si trasforma in rabbia e in aggressività passiva o attiva. In genere, CHI non riconosce questi sentimenti come propri. La negazione di sentimenti e comportamenti problematici in CHI ha una spiegazione abbastanza chiara. A livello inconscio, crede di essere una persona poco interessante, una specie di orfano indifeso e abbandonato che nessuno ama e amerà mai. Questo suscita una senzazione di vuoto e di miseria difficilmente accettabili, vissuti come angoscia e tristezza e al tempo stesso con paura. Visto che questa sensazione interiore è terribilmente devastante, CHI costruisce una convinzione compensatoria, considerandosi una persona di luce, generosa e soprattutto amorevole, venuta a dare amore e aiuto agli altri. Naturalmente, con questa convinzione compensa fino ad un certo punto la sua bassa autostima e possiamo capire che rifiuti quindi l’idea di possedere certe emozioni e sentimenti (odio, rancore, invidia, gelosia ecc.) che considera propri di “persone poco spirituali”. E’ caratteristico che, dopo una rottura affettiva, continui a mantenere una qualche relazione amichevole con il suo ex, perché gli costa distaccarsi. Cercherà di controllare la vita della nuova coppia, consigliando quel che è meglio per loro. E’ evidente quanta confusione e malessere può generare nella nuova partner. CHI inizialmente è gentile, simpatico e tenero con le persone che ancora non conosce, perchè ha disperatamente bisogno di entrare nell’orbita affettiva dell’altro. In questa fase può essere particolarmente generoso, ma dopo poco tempo cominciano ad arrivare le fatture in sospeso di “tutto quello che ho fatto per te”. Bisogna dire però che questi conti sono eccessivamente gonfiati, perchè CHI sente sempre di dare molto di più di quello che in realtà dà e di ricevere molto meno di quello che oggettivamente gli viene dato. Per lui, il bilancio tra entrate e uscite è sempre in deficit. Prova un’insoddisfazione interiore per questa mancanza cronica di ricompensa, un debito perenne che deve obbligatoriamente essere risarcito. Benchè CHI si percepisca come una persona generosa e anche altruista, in realtà è egoista. Abitualmente cerca di stabilire relazioni pseudoterapeutiche, in cui sembra voler aiutare o migliorare gli altri, siano essi partner, figli, colleghi o amici, ma la verità è che cerca di stabilire dei legami di dipendenza. Se l’altro è assertivo, deciso e indipendente, si sente subito insicuro, perchè è molto probabile che non abbia bisogno della sua protezione, nè dei suoi servizi particolari. In altre parole, CHI non è in grado di costruire rapporti paritari, nei quali l’uno accetta l’altro per quello che è e vuole condividere alcuni spazi. In sostanza, CHI non è empatico. Una delle descrizioni più dure proviene da Chancellor: “Le persone CHI fingono di fare tutto il possibile per la felicità degli altri, ma in realtà lo fanno in un modo che non arreca pace e tranquillità allo sfortunato destinatario delle loro attenzioni egoiste, che non si fermano davanti a niente per raggiungere i loro scopi egocentrici.” CHI tende a stabilire legami duraturi con gli altri, sempre che – come abbiamo visto – questi siano dipendenti. CHI è irritabile, melodrammatico, pignolo e meticoloso. Mentalmente è molto rigido con i suoi simili, perchè incapace di immedesimarsi nell’altro. Ama correggere piccole inezie agli altri e li opprime con le sue banalità. Senza dubbio ha una visione eccessivamente semplicistica e immatura della vita. Questa esemplificazione è sicuramente in relazione con la sua rigidità difensiva: “Con me o contro di me”, “Se fai questo sei buono, altrimenti sei cattivo”. CHI ha un grande bisogno di sentirsi indispensabile. Può anche arrivare a creare conflitti, di solito in modo indiretto, per poi trasformarsi in mediatore, rafforzando così i legami e i debiti affettivi degli altri e acquisendo potere. Viste dall’esterno in modo superficiale, sono considerate persone sicure di sè, assertive e generalmente rivendicative, ma un approccio più profondo rivela individui insicuri, con molte paure e ansie. Sono eccessivamente emotivi e vulnerabili, dal pianto facile e non sempre con finalità teatrali. In CHI spicca la tendenza nostalgica verso situazioni piacevoli del passato, infatti è un grande accumulatore di oggetti che hanno per lui un significato emotivo. In ogni caso, in molti CHI il passato ha un peso smisurato, anche da un punto di vista negativo, perchè gli ricorda “tutto quello che non gli è stato dato”. Un tema caratteristico è il dominio esercitato sugli altri. Queste forme di controllo di solito sono edulcorate con ricatti affettivi e autocommiserazione. CHI predomina nel sesso femminile come madre bisognosa o supermadre possessiva che controlla tutto, ma è presente anche nell’uomo, per esempio nella figura dell’ex -fidanzato o ex-marito, che continua a controllare quella che considera un suo possesso, o nella figura del padre della sposa. Ma come sono i figli dei CHI? Senza cadere nel predeterminismo, potremmo generalizzare affermando che le madri CHI generano molta insicurezza nei figli, ma soprattutto senso di colpa. Anche se per un’evoluzione equilibrata tutti abbiamo bisogno di amore durante la crescita, e ciò contribuisce a donarci sicurezza e benessere, l’amore che CHI dà è contaminato dall’ansia, dalla paura e dalla richiesta di una contropartita esagerata, è un pò sproporzionato, iperprotettivo, possessivo, asfissiante e crea grande dipendenza e insicurezza nel bambino. La paura di perdere e il bisogno di protagonismo inducono di solito la madre CHI ad escludere o a mettere in secondo piano la figura del padre. I figli di CHI tendono a essere immaturi, indecisi, infantili, timidi e con una forte tendenza a sentirsi colpevoli e moralmente sporchi, insicuri e con una bassa autostima. Se i figli sono maschi, possono avere la falsa convinzione che le donne siano pericolose, opportuniste e maliziose, cosa che le madri avranno inculcato loro implicitamente o esplicitamente. Molti omossessuali maschi hanno infatti madri che sembrano prototipi di sergenti di cavalleria. Se invece sono eterosessuali, è possibile che cerchino donne dominanti o, in caso di relazioni con donne che non lo sono, finiscono per rimettere nelle loro mani l’autorità ostentata una volta dalle loro madri. I conflitti territoriali suocera-nuova sono assicurati. Le figlie di madri CHI vivono quasi sempre il conflitto territoriale ancora più duramente, perchè in fondo da un figlio maschio si può tollerare un pò più d’indipendenza. Queste donne si sentono quindi ancora più in colpa dei loro fratelli e possono essere state letteralmente sfruttate dalle madri in lavori domestici non adatti alla loro età, con richieste di compagnia obbligatoria, con la sottomissione, le punizioni esagerate, le proibizioni arbitrarie. Molte sono state completamente annullate. L’educazione della madre CHI è assolutamente sessista e ottusa. Ma sicuramente esistono sempre altri elementi esterni che contrastano l’influenza materna di CHI, come un padre consapevole e assertivo, la scolarizzazione, l’influenza dei fratelli, o altri familiari prossimi, di amici e di tutta una serie di variabili. Non sarebbe giusto caricaturizzare, nè demonizzare i CHI, perchè questi non sono consapevoli dei loro meccanismi e credono sempre di fare il meglio per gli altri, come sottolineeremo nel livello spirituale. In CHI esiste una predisposizione ai disturbi d’ansia, ginecologici, cardiaci, dermatologici, al diabete, alle emicranie e alla depressione. Naturalmente, da tutto ciò ottiene dei vantaggi secondari sotto forma di attenzioni particolari e nello stesso tempo usa la malattia per colpevolizzare chi gli sta intorno.

Chicory come stato Può accadere a qualsiasi età, ma predomina in forma naturale nei bambini, e può verificarsi negli adulti in periodi di particolare insicurezza e vulnerabilità emozionale. Solitamente serve da causa scatenante la relazione con partner freddi o riservati, non inclini a un’aperta espressione emozionale. In ogni caso, si può sospettare uno stato transitorio quando la persona sente di “dare molto di più di quanto riceve” e, anche quando ciò è oggettivamente vero. Non dimentichiamo che l’essenza tratta il sentimento di carenza affettiva. Molte persone manifestano il loro CHI solo con partner che sembrano bisognosi di protezione o quando collaborano con gruppi dove si incontrano persone molto indifese. Homedes la chiama sindrome del salvatore. CHI può essere molto utile quando ci si autocommisera eccessivamente sentendosi ingannati in una relazione finita, con la sensazione di aver dato tutto in cambio di niente, o anche quando una persona viene a sapere che un collega riceve dalla direzione riconoscimenti eccessivi per il “poco che fa” e invece lei non è ricompensata “come merita”.

Livello spirituale CHI ha poca coscienza emozionale, distorta dalle sue paure e dai frequenti sequestri emozionali, inoltre la sua capacità di autocontrollo è seriamente compromessa, di conseguenza ha una minima consapevolezza di com’è realmente e di come funziona. Ciò implica che l’informazione ricevuta dall’esterno venga elaborata in modo inadeguato e quindi immediatamente distorta, mal interpretata. Un’omissione, un gesto, una risata di solito sono percepite come un attacco o uno sgarbo. Le iniziative che intraprende non tengono conto dei tempi e degli interessi degli altri. Vuole assumere la leadership delle situazioni in modo precipitoso o soppiantando le persone coinvolte. Come vediamo, possiamo affermare che CHI è praticamente privo di intelligenza emozionale, perciò non riesce a immedesimarsi negli altri e ad essere empatico. In pratica, non riesce a capire che gli altri hanno dei bisogni che non sempre lo includono. Per Bach, CHI è venuto in questo mondo per imparare la lezione dell’ amore, un amore verso gli altri distaccato, dove si dà disinteressatamente senza aspettare una ricompensa in cambio. Forse sul distacco si è teorizzato troppo, idealizzandolo eccessivamente. L’amore distaccato favorito dall’assunzione di CHI pare si riferisca a legami come la paternità o la maternità, l’amicizia vera, il volontariato… Bach chiamava tutto questo: servizio. Nei rapporti come quello di coppia, tuttavia, è molto più probabile che occorra una certa parità nel dare e ricevere per costruire una relazione proficua ed equa. Affinché il legame si mantenga è molto probabile che la coppia necessiti di un certo attaccamento, una sensazione di appartenenza equilibrata e sana. La letteratura floreale è piena di ritratti che condannano e denigrano CHI, ma dobbiamo tenere in considerazione che la sua è la lezione più difficile da apprendere del sistema floreale, un pò come frequentare tre corsi in uno. Come abbiamo già spiegato, CHI è in relazione con l’amore interpersonale generoso, privo di attaccamento e richieste. Di solito si considerano persone che “danno tutto agli altri”, gente altruista che vive la vita “con il cuore in mano”. Purtroppo la realtà è ben diversa e la personalità, prima o poi, sarà costretta a un severo e inevitabile confronto con se stessa e con la sua percezione distorta delle cose. Se è vero – come afferma Bach – che siamo noi a scegliere le circostanze più adatte al nostro apprendimento, la difficile scelta di CHI sarebbe degna di ammirazione invece che di beffa e denigrazione. Essendo la lezione più difficile, probabilmente anche il premio lo sarà. Infatti è difficile immaginare qualcuno più evoluto di un CHI positivizzato. Per Katzz e Kaminski: ” Chi ha bisogno di questa essenza deve imparare a distinguere tra le emozioni e i desideri personali da un lato, e l’assistenza e l’amore interpersonale e genuino dall’altro.” “Lo stesso Bach paragonò lo stato CHI positivo con l’archetipo della ‘madre universale’, il potenziale materno dell’anima latente in tutti gli esseri umani, sia uomini che donne…Nello stato CHI positivo, la grande energia materna può essere spesa positivamente, perchè, prelevando da ciò che è in abbondanza, possiamo dare disinteressatamente senza aspettare una ricompensa o esigerla interiormente.”

Abstract: Ricardo Orozco – opere


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