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Fiori di Bach: Sweet Chestnut


Descrizione originale di Bach: Per le persone in cui in certi momenti l’angoscia diventa così grande da sembrar loro insopportabile. Quando la mente o il corpo sentono di aver raggiunto il limite estremo della sofferenza e stanno per cedere. Quando sembra che ormai non rimanga altro da affrontare che la distruzione e l’annientamento.

Parole chiave: Angoscia estrema, limite della sopportazione, disperazione, desolazione mista a inquietudine, sconforto, angoscia esistenziale.

Sweet Chestnut come tratto di personalità I tratti SCH si vivono spesso come un afflizione inquieta, un’angoscia esistenziale che colma un vuoto preesistente. Probabilmente questa angoscia si trova nel nucleo della personalità, motivo per cui costruiscono dei personaggi ipersocievoli che li allontanino da questa drammatica situazione. In conclusione, questa angoscia esistenziale è quella che con tutta probabilità genera la paura della solitudine.

Sweet Chestnut come stato SCH è uno degli stati meno compresi del sistema. Bach parla di quando la mente o il corpo sentono di aver raggiunto il limite estremo della sofferenza. Quando Bach si riferisce alla “mente” in genere ingloba in questo concetto anche le emozioni, perché la struttura duale che solitamente utilizza per riferirsi alla personalità è quella di corpo/mente. Più avanti, però, Chancellor includerà nelle sue famose parole chiave il concetto di angoscia mentale, che verrà ripreso da alcuni autori posteriori. SCH è correlato al concetto di angoscia. Oltre al coinvolgimento emozionale, l’angoscia ha una correlazione più fisica rispetto all’ansia. E’ molto simile a quello che il soggetto identifica come paura, perché l’organismo reagisce come quando deve fuggire o affrontare un pericolo esterno: aumenta la frequenza cardiaca per portare più sangue ai tessuti e agli organi, quella respiratoria per ossigenarli, sale la pressione arteriosa, si tendono i muscoli per fuggire o difendersi, aumenta la sudorazione per eliminare il calore ecc. In condizioni normali, questi meccanismi istintivi di sopravvivenza servono a difendersi da potenziali minacce. Tuttavia, se la paura si può considerare una reazione normale di fronte a pericoli o minacce provenienti dall’esterno che l’individuo può chiaramente riconoscere, l’angoscia nasce invece come un’emozione apparentemente immotivata e, nella maggioranza dei casi indipendente dalle circostanze oggettive esterne. Nell’angoscia, i protagonisti sono il sistema nervoso ed endocrino, ed intervengono prima della mente, che forse si limita solo a pensare se si tratta o no di morte. In conclusione, il concetto di “angoscia mentale” sembra inappropriato, salvo forse per le angosce filosofiche di carattere particolarmente lieve. Molte descrizioni di SCH, quando si riferiscono a un episodio limite, “dove la distruzione dell’essere sembra imminente” e che “non possono durare oltre un breve periodo di tempo”, alludono a quello noto come attacco di panico. E’ evidente che la sensazione di mancanza d’aria o la percezione di aritmia o tachicardia risultano abbastanza inquietanti. Questi casi hanno una durata limitata (circa mezz’ora, con un picco massimo di 10 minuti circa) e la morte sembra realmente imminente. La maggioranza delle persone si reca al pronto soccorso e quando ci arrivano di solito l’attacco è diminuito d’intensità o addirittura finito. La sorpresa può essere colossale quando il medico effettua la diagnosi, perchè si ha generalmente la sensazione di essere sopravvissuti a un miracolo. Le crisi di panico sono in relazione con l’ansia e non sono legate ad un elemento scatenante oggettivo, per esempio possono verificarsi mentre si è in fila al supermercato o al risveglio. Esistono però episodi di angoscia più continuativi che hanno delle cause identificabili, come per esempio la morte di una persona cara, una rottura affettiva, una diagnosi o una malattia grave, il fallimento economico, una guerra ecc. In questi casi, l’angoscia mantiene il suo picco per vari giorni e viene vissuta come una sensazione di desolazione mista a inquietudine e con grande sofferenza. La disperazione è molto forte, perchè la mente non trova soluzioni, trattandosi spesso di perdite irreparabili. Riassumendo, si potrebbe parlare di due classi di SCH, una di origine interna e l’altra che dipende da cause esterne. Per quanto la divisione risulti un pò arbitraria, può facilitare la comprensione dello stato. E’ importante capire che la natura stessa dell’angoscia implica una perdita di controllo. D’altro canto, se l’organismo reagisce in questo modo sono venuti a mancare una serie di meccanismi di autoregolazione e autocontrollo. Non sempre lo stato SCH è così puro come quello descritto finora, nè tanto meno così chiaramente riconoscibile dal terapeuta. In alcuni casi può presentarsi in versioni molto più attenuate, dato che il soggetto no ne ha piena coscienza. A volte lo si vive come una specie di “nostalgia di qualcosa di perduto”, impossibile da precisare.

Livello spirituale Lo stato SCH si può considerare una vera emergenza spirituale, e in un certo senso si relaziona con l’archetipo della morte e resurrezione. Per Katz e Kaminski: “Il rimedio è l’araldo di una grande trasformazione spirituale…Attraverso queste forme di sofferenza intensa, l’Io si arrende di fronte a un Potere Superiore ed è capace di rinascere. E’ proprio in questo modo che la guarigione trasformatrice diventa possibile, perchè quando anche l’anima è stata spinta fino ai suoi limiti diventa trascendente. SCH aiuta l’anima ad arrendersi e ad aprirsi a nuova identità spirituale.” In SCH si parla di angoscia esistenziale. Essa può provenire da un vuoto preesistente, presentandosi come uno stimolo alla ricerca, una specie di “correttore di volo”, come potremmo definirlo metaforicamente. La personalità si è allontanata troppo dal suo percorso, dal cammino tracciato dall’anima, deviata da diversi eventi e vicissitudini. L’episodio SCH rappresenterebbe un brusco riallineamamento con la meta originale. Poiché generalmente è il comportamento o la personalità in disarmonia a doversi riallineare, è logico che quest’ultima lo viva come una specie di morte e, soprattutto, con grande sofferenza, che deriva dalla percezione della separazione profonda tra l’anima e la personalità. “…E’ il momento in cui la personalità è completamente sola, con le spalle al muro – per così dire – e si sente indifesa e derelitta come un pulcino caduto dal nido. Si trova tra cielo e terra senza alcun sostegno, come il paracadutista che tira invano la funicella del paracadute…E’ il momento della verità il confronto più rigoroso della personalità con se stessa e nello stesso tempo, il suo ultimo maldestro tentativo di chiudersi e difendersi da un decisivo cambiamento interno. E’ la notte, senza la quale non si può rivedere l’alba. La notte oscura dell’anima di San Giovanni Della Croce descrive dettagliatamente il processo che riporta la personalità sotto il dominio dell’anima. Dato che la personalità ha deviato così tanto dalla rotta tracciata dall’anima, l’ego deve morire simbolicamente (toccare il fondo) per rinascere dalle sue ceneri trasformato. I codici e i sistemi di valori che fino a quel momento erano stati in qualche modo validi ormai non servono più e si trasformano in cose senza valore, come se si trattasse di un cambio di moneta. I nuovi codici devono fermarsi, perciò chi soffre di questo stato si sente come denudato e del tutto abbandonato. Si tratta di una meravigliosa opportunità di riportare il contachilometri a zero e ricominciare da un altro punto di vista, da una posizione più ricettiva alle direttive dell’anima. Ma, come si vive di solito questo stato a livello mentale? Nella sua massima intensità, lo si percepisce quantomeno come la fine, uno stato di disintegrazione. Ed emozionalmente e fisicamente? Come angoscia pura e dolorosa, destinata ad essere diagnosticata come l’attacco di panico descritto in precedenza. In quel momento, si crede veramente di poter morire. E’ opportuno chiarire che lo stato SCH può manifestarsi in modo imprevisto, come negli attacchi di panico, oppure in seguito a qualche disgrazia personale. In entrambi i casi, i risultati possono essere gli stessi ed evidenziano la necessità di un cambiamento sostanziale dei valori e delle credenze a cui si faceva riferimento prima. E’ facile pensare a tanta gente che, a causa di una grave perdita o di una malattia seria, ha visto sgretolarsi il proprio mondo, il che può essere vissuto come una grande tragedia, e su questo punto non c’è molto da dire. Tuttavia, situazioni così critiche sono servite a molte persone per cambiare, dopo la tempesta iniziale, le loro scale di valori: l’importanza del tempo, il valore delle cose semplici della vita ecc. L’evento traumatico ha fissato un prima e un dopo, un punto di svolta nella loro evoluzione. Senza dubbio, con l’assunzione di SCH è molto più probabile riuscire ad attraversare meglio questi difficili momenti, a navigare nella tempesta. Ma oltre alla diminuzione della sofferenza, l’essenza cerca di far fruttare questi momenti affinché l’individuo possa trasformarsi in un essere più profondo e spiritualizzato. SCH lavora energeticamente sui concetti di trasformazione, rigenerazione, fede e accettazione.

Abstract: Ricardo Orozco – opere


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©2022 SPIRIT Blog di Cristin Gioia Naldi


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