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LA MAPPA NUMEROLOGICA

  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 1 min

Quando elaboro una mappa, dico sempre che di per sé ha poco valore se resta un accumulo di nozioni intellettuali; la mappa acquista significato quando viene integrata. Per integrare una mappa occorre farne esperienza.


La mappa non serve a “riempirci”, a fuggire dalla concretezza e dalla realtà o ad attivare una trasformazione basata sul ragionamento. Non possiamo raggiungere ciò che siamo temendo ciò che amiamo, evitando ciò che potrebbe darci sostegno, fuggendo da ciò che aneliamo o rinnegando ciò che più desideriamo. Al contrario, accettando ciò che rinneghiamo, cercando ciò che ci minaccia e oltrepassando il contrasto, è proprio lì che imbocchiamo la via del ritorno.


La mappa, dunque, non è un gioco egoico né un esercizio sterile di autoaffermazione, ma un viaggio faticoso nella realtà. Non serve a confermare ciò che già crediamo di sapere, né a costruire un’immagine rassicurante di noi stessi. Al contrario, ci conduce proprio in ciò che rifiutiamo di vedere, in quelle zone d’ombra che ci abitano, in ciò che ci spaventa di noi stessi.

È in questo confronto diretto, spesso impervio e tortuoso, che si apre la via del ritorno.


Come dice C.G.Jung: “Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che é e di ciò che fa…ciò che conta e dà senso alla mia vita é che io viva nel modo più pieno possibile per realizzare la volontà divina che è in me.”



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